ARTICOLO su ECO D’ARTE MODERNA N. 151 – Gen/Mar 2005

“L’istante metafisico di Barbara Boretti”

Spirito deciso, mano che ben asseconda le intenzioni creative e formali, Barbara Boretti sembra potersi muovere con una certa sicurezza tecnica ed ispirativi nel mondo dell’arte visiva.

Pittrice capace di replicare opere diverse, ma soprattutto di riprodurre stili avendone come compreso lo spirito interiore, Boretti ha comunque identificato un particolare modo d’espressione fatto di soggetti personali e di formati non correnti. La sua pittura tende alla precisione, rappresentando la dimensione spirituale dell’essere umano, il suo anelito verso un’altra dimensione con forme precise (per quanto indefinite), quindi sì con tracce della sua carnalità, ma anche fuori di una dimensione quotidiana e, quindi, dalla storia. I drappi che sulle superfici compositive avvolgono o accompagnano le figure protagoniste delle opere di questi ultimi anni, forse rappresentano i ricordi, intesi come mondo di affetti e sensazioni di cui l’essere umano è intriso, certo mimano la parte sicura della vita, come se essi si sostituissero alla famiglia, agli affetti, a tutto quanto appare appiglio certo.
La figura sempre senza volto che campeggia protagonista intenzionale di queste superfici pittoriche sembra, dunque, rappresentare la parte spirituale delle composizioni, sorta di messaggero proveniente da un mondo diverso. La stessa particolarità dei formati che le superfici di lavoro offrono all’osservazione del fruitore, parla di una manualità o voglia di fare (materialmente) che aggiunge un tono artigianale, calorosamente partecipativo, ad un’espressione d’arte: la diversità dei formati appare, così, legata molto spesso, se non sempre, ai significati interni dell’opera stessa, ora con accentuate verticalizzazioni come ne “Lo spirito dell’Estate”, ora sottolineando il soggetto prescelto come “Abbraccio”, con un taglio stretto e lungo esaltante il senso di svolgimento, oppure ancora dinamicizzando il soggetto con la sua triangolarità per un omaggio a Firenze. Tale esperienza proviene da due precedenti serie di opere (o momenti) definibili qui come la serie della dimensione spaziale e la serie delle colonne: mondo classico, atemporalità, messaggio etico eterno, sono alcune delle componenti di quest’ultime, rintracciabili certo anche nell’attuale momento creativo, appunto legato ad un riflessivo, pacato, positivo, mai drammaticizzato istante metafisico.

FEDERICO NAPOLI

Presentazione Mostra Collettiva “8 Artiste per l’8 Marzo”

"Dipinti fortemente strutturati" quelli di Barbara Boretti che creano "ambienti" e "storie" tra surreale e metafisico, ma sempre con risultati di una personale e convincente interpretazione.”

Riccardo Saldarelli

ARTICOLO su ECO D’ARTE MODERNA n. 143 – Sett/Ott. 2003

"UN COSMO INCONSUETO"

Vedere le ultime opere della produzione di Barbara Boretti, è come vedere un mondo nuovo, un cosmo inconsueto, dove angeli – manichini si propongono improvvisamente, nella loro semplicità grafica fatta di forme lineari che si arricchiscono d’ali insolite realizzate con tessuti saporosamente plastici i cui effetti cromatici ti prendono in un rapimento istantaneo.

Avevo già visto in passato i lavori di Barbara, dove il mestiere era decisamente presente, i lunghi anni di accademia le avevano insegnato ad usare i materiali e le varie tecniche pittoriche: l’antica pittura su tavola il cui fondo oro fa trasparire a tratti il rosso del bolo che esalta le sacre immagini dai volti bizantini che ti osservavano con i loro sguardi languidi e poi le velature come gli artisti del rinascimento o l’ intelligente uso dei più asettici acrilici; tuttavia spesso nella sua pittura, le presenze di elementi classici riconducevano alla mente una rivisitazione intellettualmente nuova della cultura metafisica.
Poi lentamente è iniziata una nuova era, Barbara ha cominciato ad emergere dal profondo del suo io liberando la mente dal passato e movendosi sempre di più in quella che era la sua ricerca, i lunghi anni di lavoro, l’esperienza dell’insegnamento che l’ ha arricchita di quella sensibilità che solo il rapporto con gli altri può dare, ha cominciato a dare i suoi frutti, lentamente una piacevole monocromia prende vita sulla tavolozza che era ricca e vivace ma in ogni modo acerba; gli azzurri delle stoffe plasticamente stropicciate formano impossibili ali assumendo colori celestiali, e poi loro i protagonisti, angeli o androgini. Non c’è dato saperlo. Forse Barbara nella sua ingenuità artistica lascia ad ognuno di noi la possibilità di decidere, i corpi sono impalpabili, il contrasto con le ali di tessuto è forte, ma com’è spesso accaduto agli artisti più intelligenti e rappresentativi del novecento italiano, Barbara ha un accenno malinconico al passato: accende improvvisamente l’uniformità cromatica con note di colore vivacemente piacevoli. Ecco che grandi girasoli attirano lo sguardo dell’osservatore, che appare quasi ipnotizzato, su questi giochi cromatici che interrompono la serena monocromia, poi quasi per giocare con le forme in assoluta libertà, l’ artista si lascia trascinare da una scomposizione della tela in tanti frammenti che non vogliono essere una moltiplicazione sterile del suo lavoro, ma un modo di creare elementi grafici, quasi un ritorno al mondo arcaico dei polittici le cui iconografie interrompevano i silenzi liturgici delle cattedrali romaniche, con la spiritualità dei fondi dorati e la molteplicità delle immagini sacre. Così come allora, questi pannelli, permettono al meravigliato osservatore di muoverli in assoluta libertà e determinare egli stesso le immagini che più ritiene opportuno. Forse per Barbara ciò che mostra può essere solo un’altra tappa del suo percorso artistico, ma evidentemente la maturazione ha già cominciato a lasciare il segno e sicuramente quelle successive non saranno tappe ma sereni traguardi che determineranno un ulteriore stimolo creativo dell’ artista.

Gerardo Gelardi