Blocchi creativi


Non sempre la creatività riesce ad esprimersi, ma non solo, anche persone “creative” possono, in certi periodi manifestare un “blocco”.
Si parla di “blocco dello scrittore” o di “mancanza d’ispirazione” per il pittore, ecc. per spiegare il “non riuscire a …”, in un dato momento.

La maggior parte delle persone, sopratutto quelle che si definiscono “normali”, non credono di essere creativi, cioè non credono d’avere questa capacità-atteggiamento mentale


Perchè la maggior parte delle persone non crede d’essere creativa

Innanzi tutto perchè in varie fasi della storia la creatività non è stato un valore  né riconosciuto né apprezzato.
O meglio, non è stato dato valore ai suoi ingredienti di base: immaginazione e fantasia.

Coloro che hanno la testa fra le nuvole”, i “sognatori” e gli “artisti” non sono mai stati tanto benvoluti né tantomeno apprezzati nella società, a scuola, e spesso in famiglia. A meno che non diventino “famosi” … allora è tutta un’altra storia!

Uno dei metodi per sviluppare la creatività nei bambini e nei ragazzi è legato alle materie artistiche, dalla maggior parte dei genitori considerate delle “perdite di tempo” e per lo più insegnate da docenti frustrati che non sanno trasmettere né entusiasmo né passione in tali materie.
In tutto questo non ci sono “colpe”: è il sistema scolastico italiano che spinge a reprimere immaginazione e talento perchè non punta ad educare individui pensanti e “vivi” ma piccoli robot superficialmente efficienti e “conformati”.

Certe convinzioni radicate nella società bloccano la creatività

Un altro fattore che non “spinge” verso lo sviluppo della creatività è dato da convinzioni radicate nella società, e collegate a due figure “diverse”: l’artista e il genio. Spesso identificate in un unica persona.

  • solo gli artisti sono creativi – gli artisti muoiono di fame.
  • I geni sono estremamente rari (e strani) e nell’immaginario comune sono matematici o fisici (solo nel rinascimento, almeno qui in Toscana, esistevano gli artisti geniali)

La stragrande maggioranza dei genitori non vuole un figlio “artista”, e se il malcapitato ha tali velleità o un talento naturale, il genitore accorto fa di tutto per dissuaderlo. Ma non solo i genitori: anche gli “amichetti” prendono in giro coloro che dimostrano una maggiore sensibilità o un talento.

E questo ben si collega a quanto ci ricorda Erich Fromm:

L’uomo che non può creare vuole distruggere


La tendenza a reagire aggressivamente e in modo distruttivo di fronte alle avversità Fromm la chiama “aggressività maligna”.

La distruttività umana in tutte le sue molteplici forme, verso gli altri e anche verso sè stessi, secondo Fromm, è la conseguenza di un processo di inibizione della creatività.

Potresti anche pensare di non essere creativo perchè sei vittima di uno  dei killer  della creatività.

Non sai quali sono? Allora leggi qui

Il blocco della creatività

Maslow dice:

la creatività nella maggior parte dei casi si smarrisce, o resta seppellita, o viene inibita a mano a mano che l’uomo si lascia assimilare nella civiltà

Secondo l’autore, man mano che il bambino viene educato, scolarizzato e socializzato, la sua capacità creativa viene progressivamente bloccata o subisce interferenze, che possono quindi derivare dalla famiglia, dalla scuola e dalla società, che dovrebbero essere invece i luoghi ideali in cui esprimere e sviluppare la propria creatività.

Secondo Fromm l’inibizione della creatività può farsi strada con lo sviluppo di un disagio mentale:

– ansia
– depressione
– crisi di panico
– fobie
– disagio esistenziale.

La dimensione creativa dell’individuo può essere alterata o bloccata da un disordine o da una patologia.
In tali casi è necessario far recuperare all’individuo un sano rapporto con sè stesso e con la realtà che lo circonda.

Il Modello Umanistico come può aiutare


Il modello umanistico, al quale anch’io aderisco, ha una concezione dell’uomo come unità psicosomatica con tendenza svilupparsi in modo sano.

Un percorso di psicoterapia, di counseling o di crescita personale che si muova in tal senso tenderà a favorire il ripristino delle capacità e delle risorse dell’individuo.
Questo crea l’atmosfera giusta per consentirgli di esplorare sè stesso in un ambiente sicuro.

Io personalmente sostengo il mio cliente nel suo percorso di riscoperta di sé, per restituirgli una relazione più autentica ed appagante, non solo con se stesso, ma anche con la realtà che lo circonda e nella quale è immerso quotidianamente.
In particolare, attraverso l’uso di tecniche creative, il cliente viene accompagnato nel suo percorso, affinchè possa radicarsi nella realtà e scegliere quali aspetti cambiare e quali soluzioni adottare per risolvere i problemi della sua vita.
In tal modo è favorita la liberazione del potenziale creativo della persona, che fino a quel momento era addormentato o bloccato.

Mettendo a disposizione del cliente le mie conoscenze e il ventaglio di strumenti che possono servire al cliente per esprimersi, operiamo insieme un lavoro creativo.
Il dolore tracciato dentro l’individuo, nel suo corpo e nel suo immaginario, può essere agito, integrato e sostituito da un nuovo pensiero, da un nuovo progetto o da una nuova modalità di affrontarlo, che viene sperimentato concretamente in questa relazione counseling-cliente.

Per esempio, attraverso l’art-counseling (chiamato anche counseling espressivo) o l’arteterapia il cliente-paziente ha la possibilità di trasformare vissuti negativi e dolorosi in nuove opportunità, partendo dalle risorse che ha a disposizione.
In questo processo io assumo il ruolo di facilitatrice, ovvero di colei che agevola e aiuta lo sviluppo del potenziale creativo di ogni cliente-paziente, ponendo le migliori condizioni per far emergere il cambiamento da lui stesso, secondo un’ottica umanistica.


Vuoi sviluppare il tuo potenziale creativo?
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