Chi sono e cosa fanno gli operatori delle relazioni d’aiuto – Parte III

Chi sono e cosa fanno gli operatori che agiscono nell’ambito delle relazioni d’aiuto. Ovvero chi sono e cosa fanno le figure professionali che aiutano “chi ha bisogno di una mano”

Parte III

Lo psicologo (L.56/89) è un professionista che ha fatto la facoltà di psicologia, un anno di tirocinio e un esame di Stato. Si è poi iscritto alla sezione A dell’Ordine Nazionale degli Psicologi. Gli atti tipici della professione di psicologo sono: “l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità; le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito”. (art.1, L.56/89)
La psicologia può avere diversi approcci: cognitiva, umanistica, relazionale, ecc.

Lo psicologo fornisce un sostegno psicologico, nel senso che si occupa di indagare i processi mentali (cognitivi, emotivi, pulsionali, etc…) che stanno sotto una certa situazione di malessere. Si occupa anche del funzionamento psichico generale che porta a mantenere uno stato di malessere.
Può fare diagnosi ma non cura la persona, come fa invece lo psicoterapeuta.

Il percorso con lo psicologo non va a ristrutturare la personalità del paziente, come invece fa il percorso con lo psicoterapeuta.
Molti psicologi sono specializzati in diagnostica, cioè possono valutare se una persona ha bisogno di farmaci; in tal caso la inviano ad uno psichiatra e a uno psicoterapeuta.
Non possono prescrivere farmaci perché non sono medici.

Il dottore in scienze psicologiche ha una laura breve (3 anni) in psicologia,  e come lo psicologo fa 1 anno di tirocinio e dopo l’esame di Stato; poi si iscrive all’albo B degli psicologi. Ci sono 2 indirizzi:

1 – Il dottore in tecniche psicologiche per i contesti sociali, organizzativi e del lavoro (D.P.R. 05.06.2001, N. 328, capo X, art. 51 e D.L.105/2003), è un professionista iscritto alla sezione B dell’Ordine Nazionale degli Psicologi.
Realizza progetti formativi che promuovono lo sviluppo delle potenzialità di crescita di una persona, di integrazione sociale, l’esecuzione di progetti di prevenzione e formazione sulle tematiche del rischio e della sicurezza.
Applica protocolli  per l’orientamento professionale, per l’analisi dei bisogni formativi, per la selezione e valorizzazione delle risorse umane;
Utilizza test e altri strumenti standardizzati per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni, dell’idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni.
Collabora con lo psicologo nella costruzione, adattamento e standardizzazione di strumenti d’indagine psicologica.
Fa inoltre attività didattica nell’ambito delle sue specifiche competenze.

2 – Il dottore in tecniche psicologiche per i servizi alla persona ed alla comunità (D.P.R. 05.06.2001, N. 328, capo X, art. 51 e D.L.105/2003) è un professionista iscritto alla sezione B dell’Ordine Nazionale degli Psicologi.
Partecipa all’équipe multidisciplinare nella stesura del bilancio delle disabilità, delle risorse, dei bisogni e delle aspettative dell’individuo, nonché delle richieste e delle risorse dell’ambiente; attua interventi per la riabilitazione, per la rieducazione funzionale e l’integrazione sociale di soggetti con disabilità pratiche, con deficit neuropsicologici, con disturbi psichiatrici o con dipendenza da sostanze.

Collabora con lo psicologo nella realizzazione di interventi diretti a sostenere la relazione genitore – figlio, a ridurre il carico familiare, a sviluppare reti di sostegno e di aiuto nelle situazioni di disabilità; negli interventi psico-educativi e nelle attività di promozione della salute, di modifica dei comportamenti a rischio, di inserimento e partecipazione sociale;  fornisce costruzione, adattamento e standardizzazione di strumenti di indagine psicologica
Utilizza test e di altri strumenti standardizzati per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi, delle opinioni e degli atteggiamenti, dei bisogni e dell’interazione sociale, dell’idoneità psicologica a specifici compiti e condizioni.
Fa attività didattica nell’ambito delle specifiche competenze caratterizzanti il settore.

L’assistente sociale (DPR 328/01, capo IV, art.21) ha conseguito una laurea breve (3 anni). E’ un professionista, iscritto al Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali, che opera con autonomia tecnico- professionale e di giudizio in tutte le fasi dell’intervento per la prevenzione, il sostegno e il recupero di persone, famiglie, gruppi e comunità in situazioni di bisogno e di disagio.
Può svolgere compiti di gestione, concorrere all’organizzazione e alla programmazione ed esercitare attività di coordinamento e di direzione dei servizi sociali.
Può anche svolgere attività didattico-formative connesse alla programmazione e gestione delle politiche del servizio sociale.

In base a ciò che ho detto riguardo le varie professioni d’aiuto desidero fare un inciso: siccome lavorano con l’essere umano, che in una visione olistica dell’individuo è composto da mente cuore/anima e corpo, è importante che essa sia anche una “vocazione” e che il benessere del paziente/cliente sia la priorità fondamentale per ogni tipo di trattamento.

Altro fattore fondamentale, anche se non richiesto spesso per il conseguimento della laurea o del corso di formazione, è il lavoro su di sè, da parte del professionista; molto importante per poter aiutare la persona che a noi si rivolge.
Infatti  non possiamo accompagnare nessuno dove non siamo stati anche noi.

Se vogliamo accompagnare qualcuno all’interno di sé stesso, all’interno della sua mente, per esempio per superare una paura, abbandonare un’abitudine nociva, cambiare un comportamento, ecc., bisogna esserci stati noi professionisti per primi, altrimenti non possiamo accompagnarci qualcun altro. Se noi per primi non abbiamo fatto quel viaggio in noi stessi, se non abbiamo fatto i conti con noi, non possiamo aiutare qualcun altro a fare i conti con sé stesso.
Se una persona mi chiede aiuto in un’area in cui io mi sento fragile, ferita, in un’area di cui io non mi sono presa cura, non la potrò accompagnare, perché andremmo tutti e due zoppicando in una zona che ci spaventa.

E’ quindi responsabilità del professionista dare il miglior servizio possibile e in questo senz’altro è compreso un profondo e consapevole lavoro su di sé.

Domani vi parlerò del Counselor
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