Chi sono e cosa fanno gli operatori delle relazioni d’aiuto – Parte IV – Il Counselor

Chi è e che cosa fa il Counselor

Il Counselor (o Counsellour) ha una formazione professionale minimo triennale.
Alcune scuole (ad esempio quella con la quale ho fatto la mia formazione, la Peiffer Foundation di Londra) esigono un percorso personale: un lungo lavoro di consapevolezza su di sé (purtroppo non tutte le scuole/orientamenti lo prevedono e questo è un pò rischioso) e centinaia d’ore di tirocinio.

Essendo la mia professione mi soffermerò maggiormente sui dettagli di questo operatore.
Come per Psicoterapeuti e Psicologi anche in questo tipo di relazione d’aiuto le competenze del professionista e i campi d’applicazione variano a seconda della formazione fatta e delle specializzazioni postume conseguite

L’obiettivo principale del Counselor è il miglioramento della qualità della vita del proprio counselee (cliente).
Alcuni esempi:
– risveglia l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità
– aiuta a sviluppare potenzialità e punti di forza
– stimola le capacità di scelta;
– aiuta a raggiungere gli obiettivi che il cliente si è prefissato e i risultati che desidera ottenere, con piani d’azione mirati e specifici

Il Counselor promuove assunzione di responsabilità e atteggiamenti attivi.

Si occupa di problemi che riguardano il prendere decisioni, l’affrontare cambiamenti, migliorare le relazioni con gli altri e con sè stessi.
Gli ambiti principali di competenza in genere sono i problemi circoscritti: familiari, scolastici, nell’ambito del lavoro.

Il Counselor sostiene una persona che ha disagi relazionali o esistenziali ( e non psichici come fa lo psicoterapeuta).

Il disagio relazionale è un passaggio critico indotto dalle relazioni presenti del cliente per le quali egli si sposta da uno stato di equilibrio ad uno da definire, in cui occorre comprendere la qualità delle relazioni create e comportarsi diversamente.
Per disagi relazionali, in breve, s’intendono disagi e difficoltà nei rapporti di tutti i tipi: in famiglia, sul lavoro, nelle amicizie, con sé stessi, nei vari contesti sociali (scuola, ufficio, fabbrica, aggregazioni varie, feste, ecc.). Riguardano anche problemi di comunicazione, di senso di alienazione e solitudine.

Il disagio esistenziale è un passaggio critico indotto dalla difficoltà nel rispondere alle specifiche domande dell’esistenza, della realtà contingente.
Come nel disagio relazionale anche in quello esistenziale occorre comprendere la tipologia della crisi esistenziale e comportarsi diversamente.
Per disagi esistenziali s’intendono tutti quei disagi e problematiche che si possono vivere nel quotidiano: stress, preoccupazioni, paure, abitudini nocive (per esempio per la salute), comportamenti controproducenti, demotivazione, apatia, melanconia, insoddisfazione, frustrazione, indecisione, ecc.

Sono disagi che riguardano l’affrontare cambiamenti (voluti o subiti, spesso anche drastici), il fare delle scelte che avranno un impatto importante nella propria vita, e i “passaggi di vita”

Che tipo di cambiamenti?


I cambiamenti possono essere voluti o subiti, piccoli o grandi, momentanei o drastici.
Possono essere piccoli, nel quotidiano (p.e. di un’abitudine o comportamento o modo di comunicare, ecc.); o grandi, come per esempio un trasloco, un cambio di residenza, un trasferimento all’estero, e/o possono comportare una modifica importante nella routine: una convivenza, la nascita di un figlio, un cambiamento di lavoro, un licenziamento, riprendere a studiare o fare una specializzazione mentre si lavora, ecc.

Per “passaggi di vita” intendo quei passaggi importanti che avvengono nella vita di tutti, e che possono essere fluidi e automatici per alcuni e problematici per altri: passaggi dei ragazzi dalle medie alle superiori o dalle superiori all’università o dall’università al mondo del lavoro; passaggi dalla pubertà all’adolescenza e dall’adolescenza all’età adulta. Per una donna, per esempio, il passaggio dall’essere single a sposata, il diventare madre, il passaggio alla menopausa.
Purtroppo nella nostra cultura i pochi riti di passaggio ancora esistenti hanno perso la loro efficacia e non sono sufficientemente supportati dalla collettività.

I cambiamenti possono essere accompagnati da dolore: lutti, aborti, abbandoni, separazioni, divorzi,  cambiamento dello stato di salute (affrontare una grave malattia o infermità propria o di un familiare).

Cambiamenti, scelte importanti e passaggi da una fase ad un’altra spesso comportano periodi più o meno lunghi di stress, che può abbassarsi una volta finito il momento di cambiamento, o si può protrarre e, se diventa cronico, diventare nocivo per la salute.

Il Counselor è un’esperto della gestione dello stress e può quindi aiutare, con poche sedute mirate, a ritrovare serenità e equilibrio per affrontare il cambiamento in questione o a vivere, con una diversa percezione della realtà nella situazione stressante senza i danni causati da uno stress nocivo (per esempio situazioni in cui c’è un anziano malato in casa, ricerca di lavoro, lavoro-studio contemporanei, lavoro particolarmente stressante a cause di richieste di superiori esigenti, madre di famiglia e lavoratrice (triplo lavoro: casa-famiglia-ufficio), ecc)

Io sono esperta nel recupero dell’autostima, nella gestione dello stress (e quindi in tecniche di rilassamento profondo e respirazione corretta), nel guidare verso un cambiamento di percezione della realtà e nel risveglio della creatività.

Nel contesto dei disagi relazionali e esistenziali il Counselor ha il compito di stimolare la persona a migliorare la qualità della sua vita, cioè a stare meglio, a passare dalla “sopravvivenza” al benessere, e anche a potenziare le proprie risorse.

L’obiettivo del Counselour è quello di promuovere, attraverso determinate tecniche, l’autonomia decisionale del suo cliente.

Il Counselor facilita il raggiungimento degli obiettivi desiderati e la soddisfazione dei propri bisogni.

In pratica le sessioni di Counseling aiutano la persona a uscire dalla crisi e costruire un nuovo equilibrio in sé stessi.

Spesso il Counselor aiuta una persona a “voltare pagina” e rifarsi una nuova vita.

La relazione di aiuto fornita da un Counselor consiste, quindi, in un breve percorso (in genere 5-20 sedute) di crescita personale del cliente, costruito a partire da una situazione specifica che il cliente porta:  un problema contingente o di un disagio relazionale o esistenziale (non psichico). 

Il Counselour decide poi, entro poche sedute, se il problema è di sua pertinenza o se il cliente va indirizzato a uno psicologo o psicoterapeuta o psicoanalista.
La sussistenza nel tempo di stesse problematiche e disagi (relazionali e/o esistenziali) può indurre facilmente stati di malessere anche lievi che sono di competenza dello psicologo.

La relazione di aiuto, affinché sia di pertinenza del Counselor, deve avere come oggetto problematiche o disagi (relazionali e/o esistenziali) insorti da breve tempo.
A onor del vero, comunque, io personalmente ho raggiunto risultati straordinari anche in problematiche e disagi che si trascinavano da anni o dall’infanzia.
Il mio compito è accompagnare e guidare.
Quindi, quando il cliente porta del materiale e ci vuole lavorare, il clima di rispetto e fiducia reciproca che si è instaurato permette di affrontare anche tematiche “delicate”


Il Counselour conosce la differenza fra disagio psichico e no.

Un metro di misura che comunque viene adottato è il tempo. Quando un disagio occupa un tempo che va oltre i 5-6 mesi e in 4-5 sessioni di counseling se non si nota un miglioramento, anche lieve, ci vuole uno psicologo. Il tempo del disagio e la reazione del cliente al nuovo approccio attraverso le sedute iniziali, è un elemento fondamentale per stabilire la natura del disagio.
Un disagio che va oltre i 6 mesi ha un impatto sulla psiche del soggetto che richiede un intervento diverso, perlomeno a livello diagnostico. Poi lo psicologo stabilisce se il miglior sostegno è dato da lui o se basta un counselor o se è necessario uno psicoterapeuta.
Questo accadrebbe se, come accade per esempio in Gran Bretagna, tutte le figure professionali descritte sopra collaborassero fra loro in vista del bene del paziente/cliente.
Purtroppo in Italia spesso non è così e si vedono casi in cui lo psichiatra si limita a dare farmaci ma non fa fare psicoterapia, lo psicologo fa psicoterapia e il Counselor o il Coach oltrepassano i loro limiti di competenza e si spacciano per psuedo-psicologi.

Ogni professionista può aiutare tantissime persone, senza oltrepassare o distorcere le sue competenze. Io mi auguro che la collaborazione fra queste figure professionali diventi presto una realtà, come già accade, con grande beneficio degli utenti, nel Paese in cui mi sono formata.

Personalmente ho scelto la formazione in Counselor della Peiffer Foundation perché soddisfaceva le caratteristiche che io desideravo:
– lavorare prima su di sé per poter offrire un miglior servizio empatico, oltre che professionale;
– una formazione completa per qualsiasi situazione problematica o critica, quale valido supporto e guida, che, attraverso  metodi semplici ed estremamente efficaci è realmente un aiuto.
Tali metodi vengono testati personalmente dal professionista su di sè e sui casi dei quali si occupa durante il tirocinio, confermandone così la validità d’approccio e l’efficacia nelle varie situazioni.

Mi piace definire il tipo di Counseling Olistico che applico un ” Pronto Soccorso mentaleperchè veramente porta subitaneo sollievo in situazioni di emergenza alla propria mente.

Domani vi parlerò del Coach, del Tutor e del Mentore
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