Autostima

Come uscire dal senso di fallimento in 2 mosse

Provi un senso di fallimento? Ti senti sconfitta?

Come uscirne a testa alta e da vincente in 2 mosse

Non sempre si vince, e questa è una certezza. 

Prendiamone atto e andiamo oltre.

Si, facile da dire … ma in pratica … tutt’un’altra storia

Quando il senso di fallimento ci assale non ce n’è per nessuno.

Il mondo ti crolla addosso … ti eri data da fare, magari hai investito mesi o anni della tua vita in un progetto lavorativo, di famiglia, per realizzare un tuo sogno e da un momento ad un altro … puff … tutto si disintegra in un attimo: 

  • un collega o un estraneo ti “frega un’idea” e la sviluppa proprio sotto il tuo naso
  • tutto il tuo investimento di tempo e denaro non produce i risultati sperati e non sai come procedere, ti senti disorientata e scoraggiata 
  • Ti sei esposto troppo finanziariamente e la banca o i finanziatori non ti danno più credito e non sai come pagare fornitori e dipendenti
  • scopri inganni, bugie e tradimenti e il cuore va in frantumi …
  • Lavori duramente per realizzare il tuo sogno, sacrificando anche la tua vita sociale e affettiva e quando sei lì lì per realizzarlo … un incidente personale ti impedisce di realizzarlo o una tragedia familiare ti pone davanti una scelta
  • Un banale errore di valutazione ti costa una vittoria, una promozione
  • Non ti rendi conto di una fantastica occasione che poteva cambiare la tua vita o dare una svolta decisiva al tuo lavoro … e non puoi tornare indietro … ormai è persa per sempre
  • Non riusciamo ad ottenere i risultati che vogliamo, non ci sentiamo abbastanza in gamba, abbastanza bravi, abbasta scaltri … non ci sentiamo abbastanza … e il non ricevere conferme dall’esterno ci conferma la nostra mancanza di valore e capacità … e “molliamo”, ci sentiamo dei falliti, degli “sfigati”
  • E’ l’ennesimo rifiuto che riceviamo, l’ennesima porta in faccia che prendiamo, l’ennesimo “no” … basta, non ne possiamo più … e smettiamo di cercare, bussare, insistere.

Diverse situazioni che ho scritto le ho vissute sulla mia pelle e quindi so come ti senti, credimi.

Una cosa è certa: tutti abbiamo situazioni avverse o dolorose da affrontare, decisioni che possono rivelarsi fatali da prendere, scelte difficili da fare, errori da rimediare. 

Tutti sbagliamo … tutti perdiamo persone a noi care, tutti siamo delusi da qualcosa o da qualcuno nella nostra vita, tutti abbiamo provato un senso di frustrazione e dolore dal quale ci sembra di non riuscire a uscirne mai più … e tutti abbiamo avuto voglia di lasciar perdere tutto, di “mollare” … e magari lo abbiamo anche fatto e ci siamo “spalmati” sul divano a mangiare patatine fritte e bere birra o coca cola … o peggio … non ci siamo lavati per giorni, abbiamo vissuto in un immondezzaio con pile di piatti nel lavandino e pile di panni davanti alla lavatrice … 

ok, non è il tuo caso … meglio così … il fondo può comunque essere toccato in vari modi: 

  • che ne dite delle giornate intere a letto? 
  • dell’andar-rivieni al frigo e alla dispensa? 
  • delle “pillole” per tirarsi su e di quelle per dormire … 
  • dei lamenti continui per ore con le amiche (ripetendo rigorosamente le stesse identiche cose tipo disco rotto un giorno dopo l’altro, in lacrime …e poi ci stupiamo se la nostra amica dopo qualche mese così appena mostriamo un barlume di vita sparisce definitivamete!)

Sbagliamo, perdiamo, falliamo, restiamo soli … ci sentiamo delusi per risultati lontani dalle nostre aspettative … e rimuginiamo su cosa abbiamo fatto e non fatto, su cosa avremmo dovuto dire o non dire, fare o non fare …cos’altro?

Capita che, anche lavorando sodo, anche impegnandoci e dando il massimo, non otteniamo ciò che il nostro cuore brama. Capita, a volte, che le cose non vadano come abbiamo sognato … e nemmeno come avevamo sperato.

Il senso di sconfitta, di fallimento che ne scaturisce brucia, eccome se brucia … fa un male cane e crediamo che non ci riprenderemo più … e a volte occorre del tempo per leccarsi le ferite, e va bene così … ma poi bisogna rimettersi in sella e rimettersi in gioco. 

Chi gioca per vincere sa che gli errori e le sconfitte fanno parte del gioco e che se si vuole vincere bisogna rimettersi a giocare. 

Chi sbaglia e fallisce è perché “fa qualcosa”, si espone in prima persona, lotta …

Consiglio n. 1: leggere qualche biografia di personaggi di successo che ammiriamo

In genere tendiamo a guardare solo ai loro successi, al loro punto d’arrivo.

  • Ma quale strada hanno percorso?
  • Quali difficoltà hanno incontrato?
  • Che cosa si sono sentiti dire?
  • Quante volte si sono sentiti sfiduciati, affranti, frustrati …?
  • Quante volte sono stati sul punto di mollare tutto?

Prima d’arrivare sulla vetta sventolando la bandiera con scritto “successo” anche i migliori hanno toccato il fondo, e spesso più di una volta sono ruzzolati giù dalla montagna che stavano scalando.

La paura di fallire affigge tutti: c’è chi lo ammette e chi non lo fa. Così come c’è chi reagisce rialzandosi e ripartendo, e chi invece “molla”. 

Tutti avremmo voglia di “mollare”, sopratutto quando non ne infiliamo una giusta e il fato sembra proprio remarci contro.

Viviamo in un’epoca ostile, incerta, e il mondo urla richieste assurde di perfezione e status. Ci vengono sbattuti in faccia palcoscenici facili, polvere di stelle luccicanti di lusso sfrenato e curriculum stratosferici, ansime  a una competenza aggressiva e una burocrazia invalicabile e incomprensibile. Ma sarà tutto vero? O siamo invitati a rifletterci in specchi distorti con scritte al neon lampeggianti: “se fallisci non vali nulla”.
In questo scenario è ovvio che il fallimento fa emergere una vergogna che appare insormontabile.

La paura di cadere e di non farcela è sempre dietro l’angolo e la bacchetta magica che ci aiuta a rialzarci e a spiccare il volo è sempre una: credere in noi stessi e nel nostro valore. E’ la fiducia in noi stessi che emana da una sana autostima 

Rialzarsi dopo un fallimento richiede richiede fiducia: che possiamo rialzarci e camminare verso la nostra meta. Spiegare le ali richiede fede. Fede che siamo pronti per volare.

Dalla nostra borsa magica, una volta che ci siamo rimessi in piedi, (magari un pò “storditi”) tiriamo fuori il nostro Sharlock Holmes per imparare dai nostri errori e una determinazione di ferro.

E per darci una spintarella in più … ecco cosa ho raccolto dal web

Alcuni “Grandi” che hanno toccato il fondo

  • Albert Einstein.
    Fu uno studente tutt’altro che prodigioso, anzi! I suoi insegnanti dicevano che “non era un gran che”

Iniziò a parlare a 4 anni e a leggere a 9. Secondo i suoi insegnanti, non era un granché, tanto che una sua insegnante gli disse “Non sarai mai nessuno”.
E non dimentichiamoci la sua leggendaria bocciatura in matematica!
Einstein è stato un uomo che nella vita, prima del successo, ha sentito duramente il sapore del fallimento: eppure oggi, chiamarlo solo “fisico” è davvero riduttivo.

Famosa la sua frase

«Chi non ha mai commesso un errore, non ha mai provato nulla di nuovo». 

In balia di una famiglia povera che dovette trasferirsi spesso durante la sua infanzia, bocciato all’esame di ingresso al Politecnico di Zurigo, unico dei diplomati in matematica e fisica all’università a non ricevere un posto come assistente, padre giovanissimo di una bimba che sarebbe morta dopo solo un anno di scarlattina e di Eduard, costantemente malato e sballottato tra ospedali psichiatrici. 

Per Albert, nonostante le difficoltà, il successo arrivò comunque e lo ha portato ad essere uno dei personaggi ricordati con immenso affetto e rispetto.

Nel 1905, ricordato come annus mirabilis (non per nulla!), pubblicò tre articoli che avrebbero rivoluzionato per sempre la fisica: dimostrò la validità del concetto di quanto di Planck, fornì una valutazione quantitativa del moto browniano e l’ipotesi di aleatorietà dello stesso, espose la teoria della relatività ristretta, che precedette di circa un decennio quella della relatività generale.

Premio Nobel e genio indiscusso, guadagnò una fama insolita per uno scienziato, al punto che in molte culture popolari il suo nome divenne ben presto sinonimo di intelligenza e di grande ingegno.
La sua immagine rimane tutt’oggi una delle più conosciute del pianeta, senza dubbio anche per la genuinità, la bontà e la spontaneità di Albert: un fisico-filosofo. 

Un’altra sua celebre frase dice:

«Impegnatevi cercando di creare non il successo, ma il valore in quello che fate»

  • Steve Jobs, il mitico Steve, licenziato dall’azienda che lui stesso aveva fondato. Non oso immaginarmi come si sia sentito.

É senz’altro uno dei “grandi” dell’ultimo mezzo secolo.
Ha segnato la storia dell’informatica, della tecnologia e del nostro rapporto con i computer e i cellulari. 

«Stay hungry, stay foolish», una delle frasi più famose e riutilizzate al mondo, appartiene ad un uomo che per raggiungere la fortuna e il successo è prima stato molte volte “baciato” dalla sfortuna.

Alla nascita, non è stato riconosciuto dai suoi genitori naturali ed è stato adottato. Per risparmiare durante l’università e per non pesare sulla sua famiglia adottiva, lasciò la camera del dormitorio e si fece ospitare da amici; iniziò a raccogliere bottiglie di Coca-Cola vuote, per restituirle ai venditori e avere in cambio cinque centesimi di cauzione; arrivò perfino a farsi 10 km a piedi per raggiungere il tempio Hare Krishna dove, la domenica, si mangiava gratis.

Nel 1976 ha fondato la Apple Computer. Sede della società: il garage di casa Jobs, mentre per finanziarsi decise di vendere il suo furgone Volkswagen.

Nel 1985, per degli attriti interni, Jobs fu costretto a fare le valigie e venne licenziato dall’azienda che lui stesso aveva fondato.
«Essere licenziato da Apple – raccontò in seguito – fu la cosa migliore che potesse capitarmi». Non mollò: fondò la NeXT e la Pixar. Il resto è storia.

  • Walt Disney. Gli hanno detto che mancava d’immaginazione e di idee originali

Walt Disney è senza dubbio il papà dei più bei sogni fatti da bambini. Uno dei principali cineasti del XX secolo, riconosciuto come il capostipite dei film d’animazione e creatore del primo e più famoso parco a tema: Disneyland. Dalla sua fantasia e dal suo fiuto per gli affari sono nati Topolino, Biancaneve, Peter Pan, Dumbo, Bambi e ad oggi la Walt Disney Company ancora regala capolavori ed emozioni.

In gioventù fu addirittura licenziato da un giornale con la seguente motivazione: «Mancanza di immaginazione e senza buone idee» (più tardi, ormai milionario, comprò lo stesso giornale). E fallì diverse attività prima di ottenere il successo con il suo primo capolavoro, Biancaneve e i sette nani.

Nel 1922 lanciò la Laugh-O-Gram Films, che produsse dei cortometraggi animati ispirati alle fiabe popolari e alle storie per bambini. I corti furono ben accolti, ma i costi superarono le entrate. Dopo aver creato il cortometraggio animato Alice’s Wonderland, lo studio dichiarò fallimento nel luglio 1923.

Si dice che Walt sia partito per la California con soli 40 dollari in tasca, utili a malapena a comprare un biglietto per il treno. Sono note inoltre le sue frequenti depressioni proprio a causa dei costanti debiti contratti per la continua necessità di rinnovarsi e di ricorrere a nuove tecniche d’animazione.

– Abraham Lincoln: uno dei politici più sconfitti di tutti i tempi.
Considerato il liberatore degli schiavi afroamericani, nonché uno dei più importanti presidenti degli Stati Uniti d’America, Abraham Lincoln rappresenta l’icona dello spirito americano e della democrazia, e il suo volto è raffigurato non a caso sulle diffusissime banconote da 5 dollari.

Ma il suo immortale successo è arrivato solo dopo una lunga ed estenuante serie di fallimenti: dovendo provvedere alla sua famiglia sfrattata di casa cominciò a lavorare giovane, ma quando decise di mettersi in affari sul serio, fallì (1831). In seguito decise di candidarsi ma perse le elezioni (1832). Non solo: nello stesso anno perse anche il lavoro.
Dopo queste batoste, decise di perseverare rimettendosi in affari e per aprire la sua attività chiese un prestito: nel 1833 fallì ancora e fino al 1850 dovette lavorare soprattutto per pagare i debiti contratti.
Nel 1835 si fidanzò, ma la sua compagna morì.

Nonostante i fallimenti iniziali, decise comunque di ritornare a concentrarsi sulla carriera politica, infilando una serie incredibile di sconfitte elettorali: 1840, 1843, 1848, 1849, 1854, 1856, 1858. E dopo questo elenco di sconfitte a tutti i livelli (elezioni locali, primarie del partito, elezioni regionali) finalmente nel 1860 vinse, addirittura come Presidente degli USA!

  • J.K.Rowling
    Il suo libro “Harry Potter”, campione d’incassi, che ha spopolato anche al cinema, è stato rifiutato da 20 editori. Ci credereste ? 

Lei, J.K. Rowling, la grandissima, la mamma del maghetto che ci ha fatto sognare e di altri meravigliosi libri usciti dopo il successo della saga di Harry Potter. Ha dato vita ad una delle storie più amate e conosciute di sempre, e che ancora incanta e fa emozionare. Chi non ha mai sentito parlare di Harry, Ron ed Hermione? Insomma, è una grande soddisfazione poter colpire la fantasia e il cuore di milioni di persone con le proprie parole.

Nel 2008 la Rowling fu chiamata a tenere un discorso di incoraggiamento per i laureandi di Harvard e scelse di focalizzare la sua attenzione proprio su un argomento particolare: il fallimento.
Da quel discorso è stato poi tratto il libro Very Good Lives che l’autrice ha pubblicato da poco.
Ma perché mai una donna come la Rowling dovrebbe parlare di fallimento? Perché lei è la fallita per eccellenza. O meglio, lo era.

Cresciuta in una famiglia dove la creatività non era vista di buon occhio, si è ritrovata da giovane adulta con un matrimonio imploso e andato alla deriva, disoccupata, povera e madre single.
Il suo romanzo più famoso? Inizialmente rifiutato e scartato dalle case editrici.
Anche ora, dopo il successo avuto con Harry Potter, parla della miriade di rifiuti e porte in faccia ricevuti per i libri scritti sotto pseudonimo.

Un vero talento sorto da una situazione disperata e travagliata. La sua “ricetta”? Ci piacerebbe pensare allo zampino di un pizzico di magia, ma la realtà supera in bellezza l’irreale: la Rowling non ha mai smesso di credere in se stessa e di immaginare un futuro migliore.

Grazie per queste bio tratte da qui

E ancora:

  • Michael Jordan
    Ha detto in un’intervista che ha sbagliato 9.000 tiri, perso 400 partite, per 26 volte i suoi compagni gli hanno passato la palla e lui ha sbagliato il tiro; e ha concluso dicendo che proprio perché ha fallito molte volte alla fine ha vinto tutto.
  • Thomas Edison
    La sua insegnante diceva che era troppo stupido per imparare qualsiasi cosa
  • Oprah Winfrey
    Agli inizi della sua carriera le fu detto che non era portata per fare televisione
  • The Beatles
    Hanno fatto sanguinare le loro dita da quanto si sono esercitati alla chitarra, nel garage sotto casa e in seguito, un’importante casa discografica disse che non gli piaceva la loro musica e che non avrebbero mai avuto successo commerciale.
  • Sylvester Stallone
    Da adolescente è stato espulso da ben 14 scuole e dopo anni di insuccessi come attore e pochi dollari in tasca si mise studiare copioni per diventare anche sceneggiatore . Anche in questo settore infila un rifiuto dietro un altro, fin quando scrive Rocky e trova subito due produttori che ci vogliono investire, entusiasti del copione. Anche se questo sarà il suo punto di svolta rischierà di non vederlo realizzato per i mille inconvenienti durante il casting e il budget all’osso. Ma lui non si è mai arreso ed è grazie a questo che Sly e Rocky sono e saranno sempre nei nostri cuori.
    Leggere la biografia di Sly io credo sia uno delle migliori spinte motivazionali per resistere, e perseverare sul nostro percorso.

Bene, da ora in poi, quando ci diranno che siamo dei falliti, dei buoni a nulla, degli incapaci, che non raggiungeremo mai i nostri obiettivi, che ambiamo a risultati che non potremo mai raggiungere dentro di noi diamoci il permesso d’alzare il dito medio e voltiamoci di spalle, scuotiamo la sabbia dai nostri sandali (o togliamoci le scarpe e facciamole “scoccare” fra di loro) e proseguiamo per la nostra strada. 

Lavoriamo sulla nostra autostima e sulla fiducia nelle nostre capacità, sfidiamo noi stessi impegnandoci con tenacia, e costanza. Sarà un successo in ogni caso.

Tante persone incredibili: industriali, scienziati, sportivi, artisti, ecc. sono passati attraverso numerosi fallimenti prima d’essere coronati dal successo.

Non ci sono grandi persone che abbiano avuto la vita facile, chi per un verso chi per un altro. 

Come si trova la spinta e la motivazione per rimettersi in gioco? 

Motiv-azione = avere un motivo per compiere un’azione .
Che cosa ti “muove”?
Qual’è il tuo perché?

  • Senz’altro nella nostra vita ci son state delle vittorie (non importa se piccole o grandi), dei traguardi raggiunti, delle cose di cui siamo fieri di noi stessi.
    Riportare queste cose alla memoria e scriverle su un pezzo di carta e ripetersele davanti allo specchio almeno una volta al giorno è un nutrimento straordinario per la nostra anima, sopratutto se riusciamo anche a rivivere l’emozione che le ha accompagnate
  • E poi prendiamo anche le cose che non riusciamo a perdonarci: tutti gli errori, le occasioni perse, i fallimenti, le delusioni, le frustrazioni … e facciamo altrettanto: scriviamoli su un pezzo di carta e guardandoci allo specchio chiamandoci per nome, a voce alta, perdoniamoci per ogni singola cosa.
    Facciamolo ogni giorno, finché a poco a poco, saremo pronti ad affrontare quegli sbagli, quei fallimenti e a renderli le pietre miliari dei nostri futuri successi e traguardi.
    Arriverà un giorno in cui le lacrime smetteranno di rigare il viso, la rabbia si trasformerà in energia creativa e motivazione propulsiva … ecco in quel momento ci saranno nuovi piani d’azione da elaborare per raggiungere vecchie o nuove mete con maggiore consapevolezza interiore ed energia positiva

2 mosse vincenti per reagire alle “sconfitte”

  • Analizzare ciò che non ha funzionato, il comportamento avuto, gli schemi mentali che hanno agito, le convinzioni e le emozioni che hanno preso il sopravvento. Valutare le azioni, le competenze … mai noi stessi come persone, mai andare a insultare il nostro valore intrinseco dandoci dei perdenti e dei falliti, dei buoni nulla, degli incapaci … o peggio. Abbiamo gestito o fatto male una cosa e questo ha portato a delle conseguenze. Vediamo cosa è andato storto e impariamo la lezione che l’esperienza ha voluto impartirci. Ogni sconfitta e ogni dolore sono opportunità preziose di crescita. Vederle da questa prospettiva e lavorare sulla propria autostima e sul miglioramento delle competenze e talenti invece di piangerci addosso!
    Le due domande da farci sono:
    1 – Cosa imparo da questa esperienza?
    2 – Cosa posso fare per migliorare?
    In questo modo non diamo per vinti e ci rimettiamo in campo più determinati e agguerriti di prima.
  • Accettazione e Assunzione di responsabilità.
    Vietato crearsi alibi e dare la colpa alla sfortuna, a Tizio o Caio (anche se ci possono aver messo lo zampino). Accettazione è la parola d’ordine. Assumersene la responsabilità l’unica cosa da fare.
    Unica immagine da aver bene impressa nella mente: il bambino piccolo che impara a camminare: cade e si rialza, cade e si rialza, … e lo fa finché impara a camminare, all’inizio traballando e poi sempre più sicuro, senza scoraggiarsi e senza perdere la fiducia che prima o poi ce la farà. Cadere è parte integrante dell’imparare a camminare. Tutti abbiamo imparato a camminare, cadendo e rialzandoci, tutti abbiamo avuto abbastanza fiducia in noi stessi per farlo.
    Quella fiducia è ancora in noi, è con noi da tutta la vita … facciamola agire!!

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Barbara

Laureata all'Accademia di Belle Arti, Artista, Arteterapeuta, Advanced Counselor cognitiva, olistica e simbolico-archetipica, Professional Mentor, Facilitatrice Mindfulness e in Mindful Art, Facilitatrice Metafiabe e Psicofiaba, Custode di storie.

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