Ecate

L’etimologia più diffusa del nome di Ecate deriva dall’equivalente nome femminile di Hekatos, oscuro epiteto di Apollo (Ecate e Apollo erano spesso combinati in luoghi oracolari). 

Secondo altri il nome deriverebbe dal termine greco “desiderio, volere”, con riferimento al suo potere di realizzare i desideri dei mortali.

Per molti altri il suo nome potrebbe derivare dalla stessa radice della parola “cento”, riferendosi alle molteplici forme che può assumere: Ecate, discendente dei Titani, la molteplice .

Ecate è spesso confusa con dee a lei affini, specialmente Selene (la Luna) e Artemide. 

Ella non possiede un mito nel vero senso della parola.

Resta alquanto misteriosa, caratterizzata dalle sue funzioni e dai suoi attributi, piuttosto che da leggende segnate dal suo intervento.

La tradizione più antica riporta a lei come divinità preolimpica, come figlia di Erebo e della Notte. Fino a quando la sua connessione con la fecondità non fu oscurata, si diceva che fosse la madre di Circe e delle Tre Grazie.

Esiodo la descrive come Dea delle Stelle, figlia della vergine (stellata) madre Asteria (e padre Persete) e destinata ad ereditare il trono come Dea dei Cieli. 
Asteria era una delle sorelle di Letho che diede alla luce Apollo e Artemide, diventando cugina di Ecate Artemide.

A conferma dell’alta considerazione che i Greci avevano per le antiche origini di questa Dea, le fu riconosciuto un potere posseduto da Zeus: concedere o vietare la realizzazione dei desideri dell’umanità.

La documentazione che la riguarda è scarsa e poche sono le interazioni che ha avuto con altre divinità all’interno della mitologia greca, il che potrebbe avvalorare la teoria sulle sue antichissime origini.

È dunque indipendente dalle divinità Olimpiche, ma Zeus le ha conservato i suoi antichi privilegi, e li ha anche accresciuti.


Ella prodiga a tutti gli uomini benevolenza, accordando le grazie a lei richieste.

Concede particolarmente la prosperità materiale, il dono dell’eloquenza nelle assemblee politiche, la vittoria nelle battaglie come nei giochi.

Procura pesca abbondante ai pescatori; a piacere, fa prosperare o deperire il bestiame.

I suoi privilegi si estendono a tutti i campi invece di essere limitati ad alcuni, com’è, in genere, il caso delle divinità.

La si invoca anche, in particolar modo, come “dea nutrice” della gioventù, allo stesso titolo di Artemide e Apolllo.

Queste sono le caratteristiche di Ecate in epoca antica.

A poco a poco la dea ha acquisito una diversa specializzazione, in quanto era considerata signora delle ombre e dei fantasmi notturni, e divinità che presiedeva alla magia e agli  incantesimi. 


È legata al mondo delle Ombre. Appare ai maghi e alle streghe con una torcia in ogni mano, o anche sottoforma di vari animali: giumenta, cagna, lupa, ecc.

Il triplice aspetto di Ecate, terrestre, lunare, ctonia, si riflette nell’iconografia, dove spesso era raffigurata con 3 teste o 3 corpi.

A lei si fa risalire l’invenzione della stregoneria, e la leggenda l’ha introdotta nella famiglia dei maghi per eccellenza: Eete e Medea di Colchide.

Traduzioni tardive le attribuirono Circe come figlia. Circe è zia di Medea. Talvolta passa persino per esserne la madre.


Come maga Ecate sovrintende ai crocicchi, che sono i luoghi di magia per antonomasia. Qui vi si innalza la sua statua, sottoforma di una donna con tre corpi oppure con tre teste. Queste statue erano molto frequenti nelle antiche campagne e si deponevano offerte ai loro piedi.

Ebbe santuari famosi a Egina e ad Argo, e culto ad Atene presso i Propilei.


Ecate fa la su apparizione e svolge un importante ruolo nel mito di Demetra e Persefone.

A questa antica e misteriosa Dea era dedicato un culto molto radicato che, a partire dall’Oriente, sopravvisse alle culture indoeuropea e greca, arrivando all’età moderna in diverse varianti.

Gli attributi di Ecate

Uno dei suoi attributi fondamentali è la torcia, luce che illumina le tenebre, saggezza divina, essenza divina della luce. 

La torcia di Ecate viene utilizzata per illuminare le anime nel loro passaggio tra la luce e le tenebre, ma anche per accendere lo scintillio della vita per aiutarla a lasciare l’oscurità. 

Il pugnale compare in molte rappresentazioni di Ecate, forse associato al suo ruolo di infermiera (per tagliare il cordone ombelicale), ma è anche legato al suo ruolo di guida nella morte, con cui taglia le connessioni tra il corpo fisico e lo spirito.

La chiave è un altro suo attributo significativo, quale custode delle soglie. 
Hekate Kleidoukoz (o Kleidoukos ) è “Colei che porta la chiave” per controllare il passaggio dal mondo di superficie al mondo ctonio di Ade, dal regno conosciuto a quello sconosciuto. 
Ecate, la guida di Persefone agli Inferi, è anche la custode dei misteri, la sacerdotessa che trasmette i segreti della conoscenza.

I suoi animali simbolo

Il serpente appartiene al regno animale ed è associato al concetto di labirinto. Il serpente è l’animale che emerge dal mondo ctonio, connesso alla rigenerazione attraverso la muta della sua pelle.

Nel cosiddetto Oracolo caldeo, edito ad Alessandria, la Dea era legata al simbolo noto come Ruota di Ecate, con forme serpentine che disegnano un labirinto con tre direzioni. Trinità: vita, morte e rinascita, rigenerazione e altri significati sono racchiusi in questo simbolo.

Il cane è un simbolo dell’aldilà, antico guinzaglio per i morti. La presenza o le apparizioni di Ecate agli incroci si manifestavano attraverso l’abbaiare di cani lontani. 

Altri animali che simboleggiano Ecate sono cavalli e gatti neri; il gufo è il suo messaggero; la sua carrozza è trainata da draghi

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