Era

Era è conosciuta dai romani come Giunone.

Si pensa che il suo nome significhi “grande Signora”, forma femminile della parola greca “heros” (eroe).

I poeti greci ne parlano come della dea “dall’occhio bovino”, per decantare i i suoi bellissimi e grandi occhi.

AD ERA
Era dall’aureo trono, figliuola di Rea, vo’ cantare,
degl’Immortali regina, piú bella d’ogni altra all’aspetto,
sposa e sorella insieme di Giove signore del tuono,
famosa, lei che tutti rispettano i Numi beati
nel vasto Olimpo, a pari di Giove, del pelago sire.

Inno omerico minore

Era è la più grande di tutte le dee dell’Olimpo.
E’ figlia di Crono e Rea, e perciò sorella di Zeus. Come tutti i suoi fratelli e sorelle, fuorchè Zeus, fu inghiottita da Crono ma restituita alla vita dello stratagemma di Meti e dalla forza di Zeus.
Si diceva che ella fosse stata allevata all’estremità del mondo da Oceano e Teti, ai quali Rea l’aveva affidata durante la lotta fra Zeus e i Titani.

A causa di ciò Era ebbe sempre una grande riconoscenza nei loro confronti, e più tardi, allorché Oceano e Teti litigarono, cerco di fargli riconciliare.
Altre tradizioni attribuivano l’educazione di Era alle Ore o anche all’eroe Temeno, oppure alle figlie di Astorione.


Il matrimonio con Zeus

Per avvicinarsi alla bellissima dea vergine Zeus si trasformò in un tenero uccellino tremante. Ella, impietositasi, per riscaldarlo se lo pose sul seno. A quel punto Zeus abbandonò il suo travestimento, ripreso le sue sembianze maschili e cercò di prenderla con la forza.

Non ebbe però successo e Era resistette alle sue profferte amorose finché lui non le promise di sposarla.

Era sposo Zeus in nozze solenni.

Esiodo dice che fu la terza moglie che il dio prendeva “secondo giuste nozze”. Infatti la prima moglie di Zeus fu Meti e la seconda Temi.

Si diceva tuttavia che l’amore di Zeus ed Era fosse molto antico, e che essi si fossero uniti segretamente al tempo in cui Crono regnava ancora sui Titani.

Dalla loro unione nacquero quattro figli: Efesto, Ares, Ilizia ed Ebe.
Riguardo la nascita di Efesto alcune fonti dicono che lo generò da sola, in risposta a Zeus che aveva dato vita da solo alla figlia Atena. Generò da sola anche Tifeo, un mostro disumano e distruttivo, “spacventoso e malefico”.

Il luogo in cui fu celebrato il matrimonio varia secondo le tradizioni. La più antica sembra porlo nel giardino delle Esperidi, che è il simbolo mistico della fecondità, in seno ad un’eterna primavera.
Talvolta i mitografi dicono semplicemente che i pomi d’oro delle Esperidi furono un regalo portato ad Era da Gaia, la Terra, per il suo il matrimonio con Zeus, e che la dea li trovò così belli che li piantò nel suo giardino, in riva all’oceano.

L’Iliade racconta che Zeus ed Era si unirono, non nel giardino delle Esperidi, ma in cima all’Ida, in Frigia. Altre tradizioni ponevano il luogo di questo matrimonio mistico in Eubea, dove il dio e la dea avrebbero approdato, venendo da Creta.

Un pò dappertutto, in Grecia, si celebravano feste destinate a “commemorare” il matrimonio di Zeus e di Era. Si ornava la statua della dea con la collana di una giovane fidanzata, e questa era portata in processione attraverso la città fino a un santuario dove era preparato un “letto nuziale”.
Come moglie legittima del primo fra gli dei, Era è la protettrice delle spose e dea del parto.

Era vendicatrice

Era fu l’origine del tragico destino di Semele. 
Dioniso era figlio di Zeus e della mortale Semele. Era, gelosa, tentò di uccidere il bambino mandando dei Titani a fare a pezzi il piccolo dopo averlo attirato con dei giocattoli. Nonostante Zeus fosse riuscito a scacciare i Titani con i suoi fulmini, erano riusciti a divorarlo quasi tutto e ne era rimasto solo il cuore salvato, a seconda delle versioni della leggenda, da Atena o Rea o Demetra. Zeus si servì quindi del cuore per ricreare Dioniso, ponendolo nel grembo di Semele e per questo Dioniso diventò conosciuto come “il due volte nato”. Le versioni della leggenda sono comunque molte e varie.
Una di queste narra che Era fece impazzire Atamante, per punirlo di aver allevato il piccolo Dioniso.

Una volta, Zeus convinse la ninfa Eco a distrarre Era dai suoi amori furtivi. Quando Era scoprì l’inganno condannò la ninfa a non aver più una voce propria e a poter, da allora in poi, soltanto ripetere le parole altrui. Un giorno, Eco incontrò Narciso, il suo vero amore che, sentendosi ripetere le ultime parole che diceva si offese e la lasciò lì a morire per amore.


Era si vendicò di Callisto tramutandola in orsa.
Callisto era una ninfa che faceva parte del seguito di Artemide, che aveva fatto voto di restare vergine. Zeus però si innamorò di lei e assunse l’aspetto di Apollo (secondo altre versioni di Artemide stessa) per adescarla e sedurla. Era allora, per vendicarsi del tradimento, diede a Callisto le sembianze di di un’orsa. Tempo dopo Arcade, il figlio che Callisto aveva generato con Zeus, quasi uccise per errore la madre durante una battuta di caccia e Zeus, per proteggerli da ulteriori rischi, li mise in cielo trasformandoli nelle due costellazioni dell’orsa minore e dell’orsa maggiore. La caratteristica di queste due costellazioni è che non tramontano mai.

Era per vendicarsi di Lamia, una regina libica di cui Zeus si era innamorato, trasformò la donna in un mostro, ed uccise i figli che aveva avuto da Zeus. Una diversa versione della leggenda dice che Era le uccise i figli e Lamia si trasformò in un mostro per il dolore. Lamia venne anche colpita da Era con la maledizione di non poter mai chiudere gli occhi, in modo che fosse per sempre condannata a vedere ossessivamente l’immagine dei suoi figli morti. Zeus, per consentirle di riposare, le concesse il potere di cavarsi temporaneamente gli occhi e poi rimetterli al loro posto.


Tentò di impedire il parto di Latona e la nascita ad Artemide e Apollo.
Quando Era venne a sapere che Latona era incinta di 2 gemelli e che il padre era Zeus, con un incantesimo impedì a Latona di partorire facendo sì che ogni terra ove si recasse risultasse ostile nei suoi confronti.
Latona trovò l’isola galleggiante di Delo, che non era né terraferma né una vera e propria isola, ed era troppo inospitale per poterla peggiorare. Su questa partorì mentre veniva circondata da cigni.
In segno di gratitudine Zeus fissò Delo, che da allora fu sacra ad Apollo, con quattro pilastri.
Vi sono anche altre versioni della storia. In una di queste Era rapì la figlia Ilizia, la dea della nascita, per impedire a Latona di cominciare il travaglio, ma gli altri dèi la costrinsero a lasciarla andare.
Alcune leggende dicono che Artemide, nata per prima, aiutò la madre a partorire Apollo.

Un giorno Era stava per sorprendere Zeus con una delle sue amanti, chiamata Io, ma Zeus riuscì ad evitarlo all’ultimo, trasformando Io in una giovenca bianca. Era, tuttavia, ancora insospettita, chiese a Zeus di darle la giovenca in dono. Una volta ottenutala, Era la affidò alla custodia del gigante Argo affinché la tenesse lontana da Zeus.
Il re degli dèi allora ordinò ad Ermes di uccidere Argo, cosa che il dio fece addormentando il gigante dai cento occhi grazie al suono del suo flauto e poi tagliandogli la testa.
Era prese gli occhi del gigante e, per onorarlo, li pose sulle piume della coda del pavone, il suo animale sacro. Quindi mandò un tafano a tormentare Io, che cominciò a fuggire per tutto il mondo conosciuto, fino a giungere in Egitto, dove, dopo aver partorito il figlio Epafo, riacquistò forma umana.

Zeus è costretto a fare i conti con lei molte volte, e più volte egli tenta di nascondere i figli per sottrarli alla collera della moglie.
Per esempio, una volta rinchiuse Era sottoterra, e qui ella mise al mondo Tizio.
Zeus fa ricorso anche ad altri stratagemmi, trasformando, per esempio, Dionisio in capretto.

La collera di Era e le sue vendette hanno talvolta altri motivi.

Si racconta che un giorno, la dea discutesse col marito per sapere chi, fra l’uomo e la donna, sentisse più profondamente piaceri dell’amore. Zeus diceva che le donne erano favorite, ma ella sosteneva il contrario. Le due divinità decisero di consultare Tiresia, che aveva fatto successivamente l’esperienza dei due dei due sessi. Tiresia dette ragione a Zeus, dicendo che, se piaceri dell’amore rappresentavano 10 unità, l’uomo ne sentiva una e le donne avevano dal canto loro le altre nove. Irritata per essere stata smentita in tal modo ella tolse la vista a Tiresia.

Era prese parte al concorso di bellezza che la oppose ad Afrodite ad Atena

Le tre dee scelsero Paride come giudice.
Anche qui, la sua collera ebbe gran peso nella guerra di Troia. Ella infatti prese posizione contro i Troiani per vendicarsi di Paride, che le aveva rifiutato il premio, benché gli avesse offerto, come ricompensa se avesse dato a lei la mela, di accordargli la sovranità universale. La sua ostilità si manifestò fin dal ratto di Elena: durante il viaggio di ritorno, che riportava gli amanti da Sparta verso Troia, Era suscitò una tempesta che li gettò sulle coste siriane, a Sidone. Inoltre, Era si trovava ad essere la protettrice naturale di Achille, poiché aveva allevato Teti, sua madre. Si dice anche che Era fu la ragione che aveva spinto Teti a rifiutare le profferte di Zeus, il quale desiderava farne sua moglie. Più tardi, Era estese la sua protezione a Menelao, che rese poi immortale.

Era contro Eracle

Zeus era un marito infedele e suscitò molte volte le ire della moglie tradita, la quale si sentiva insultata ogni volta perché egli disonorava il matrimonio, per lei sacro. Per questo veniva spesso rappresentata come gelosa, violenta e vendicativa.

Il furore di Era non si dirigeva solo contro di lui e le sue amanti. Col suo odio ella perseguitava anche i figli che nascevano da tali unioni. 

Fra questi soprattutto Eracle dovette soffrire per la sua collera, poiché si attribuisce alla dea l’idea primigenia delle “12 fatiche”. Era perseguitò Eracle incessantente per tutta la sua vita. Questo le costò l’ira di Zeus, che spesso la punì crudelmente.
Per esempio, allorché Eracle ritornava dalla guerra di Troia, ella scatenò contro la sua nave una violenta tempesta, e Zeus, irritato, la sospese all’Olimpo, dopo aver attaccato un incudine a ciascuno dei suoi piedi.
Si narra che fu proprio cercando di liberare la madre da questa incresciosa posizione, che Efesto attirò su di sé la collera di Zeus e fu fatto precipitare nel vuoto. Secondo altre fonti invece Efesto nacque con un piede storto e su Era stessa a rifiutarlo e gettarlo giù dall’Olimpo.

Era si riconciliò solennemente con Eracle soltanto dopo la sua morte, una volta che questo fu fra gli Immortali dei. Fu fatta una cerimonia durante la quale fu simulata la nascita dell’eroe, come se egli uscisse dal seno della dea, e così Era divenne la sua madre immortale. 

Le fughe di Era

Era non solo si arrabbiava e si vendicava; a volte se ne andava proprio. I miti parlano delle sue peregrinazioni fino ai confini della Terra e del mare, durante le quali si avvolgeva nella più profonda cupezza, separandosi così da Zeus e dalle altre divinità dell’Olimpo.

Uno di questi miti narra il ritorno della dea alle montagne dove aveva trascorso i giorni della sua felice giovinezza.

Quando Zeus vide che non intendeva ritornare cercò di risvegliare in lei la gelosia, annunciandole che stava per sposare una principessa del luogo. Organizzò quindi una finta cerimonia, in cui la sposa era una statua. Questo scherzo divertì Era che lo perdonò e fece ritorno all’Olimpo.

La mitologia tende a mettere in evidenza le continue umiliazioni da lei subite, e le sue vendette. In realtà nel culto a lei tributato era invece molto rispettata.

Nei rituali le venivano dati 3 appellativi, in relazione a tre santuari dove la si venerava durante l’anno: a primavera la si onorava come Era Parthenos (Era la fanciulla, o Era vergine); in estate e in autunno la si celebrava come Era Teleia (Era la Perfetta, o Era la Realizzata), e in inverno diventava Era Chera (Era la Vedova).

Era partecipò alla lotta contro i giganti. Fu attaccata da Porfirione, che aveva provato un violento desiderio per lei. Mentre il gigante lacerava il vestito della dea, Zeus lo fulminò ed Eracle lo finì con una freccia.
Allo stesso modo, Era fu ancora attaccata, più tardi, da Issione, che desidera unirsi a lei. Ma Zeus modellò una nuvola che ingannò Issione, ed era fu così salva.

Era appare ancora come protettrice della nave Argo, che aiutò ad oltrepassare le rocce Cianee e i passi marini di Scilla e Cariddi.

I suoi simboli sono la mucca, la Via Lattea e il pavone, il cui piumaggio passava per essere l’immagine degli occhi di Argo, il “guardiano”, che la dea aveva posto presso Io, ma anche perchè lei stessa era “tutta occhi” per la continua vigilanza che la caratterizzava.

Le sue piante erano l’ Eliocriso, il melograno, il giglio.

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