Archetipi

L’Archetipo della Vecchia Saggia.

Dalla Befana alla Baba Yaga: la Vecchia Saggia nel Viaggio dell’eroe/eroina

Quando è stata l’ultima volta che hai ascoltato davvero la voce di una donna anziana?

Non parlo delle chiacchiere al supermercato o del consiglio della nonna su come cucinare il ragù. Parlo di quella saggezza profonda, quasi viscerale, che ti attraversa quando una donna che ha vissuto molto ti guarda negli occhi e ti dice qualcosa che cambia la tua prospettiva.

Nelle nostre storie più antiche — fiabe, miti, leggende — questa figura appare costantemente: è l’Archetipo della Vecchia Saggia. A volte è generosa come la Befana che porta doni. A volte è terrificante come Baba Yaga che minaccia di divorarti. Ma sempre, sempre, è portatrice di qualcosa di essenziale per il viaggio dell’eroe o dell’eroina.

In questo articolo esploreremo insieme cosa accomuna questi archetipi, perché sono così importanti nel viaggio dell’eroina, e come possiamo riconoscere e onorare la Vecchia Saggia nella nostra vita — sia fuori che dentro di noi.

La Befana: la Donatrice della Soglia

Cominciamo da casa nostra, dall’Italia. La Befana è forse la più familiare tra le vecchie signore delle nostre storie. Ogni 6 gennaio vola sui tetti a cavallo della sua scopa, lasciando dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.

Ma chi è davvero la Befana?

Le sue origini affondano nelle tradizioni pagane pre-cristiane. Alcuni studiosi la collegano alla dea romana Strenia, da cui deriva il termine “strenna” (dono). Altri la vedono come un’eco delle divinità legate ai cicli agricoli e al passaggio tra il vecchio e il nuovo anno.

La Befana è una custode delle soglie temporali: segna il confine tra l’anno che muore e quello che rinasce. Non a caso arriva nell’Epifania, termine che significa “manifestazione” — è il momento in cui si manifesta qualcosa di nuovo, ma solo dopo che il vecchio è stato onorato.

Il simbolo della scopa

La scopa della Befana non è solo un mezzo di trasporto magico. Nelle tradizioni contadine, la scopa serviva a “spazzare via” il vecchio anno e a purificare la casa. La Befana, dunque, porta con sé sia il dono della pulizia (liberarsi del superfluo) sia il dono del discernimento (dolci o carbone, in base alle tue azioni).

È una figura ambigua: bonaria ma anche severa. Ti nutre ma ti giudica. Ti ama ma non ti coccola. È materna senza essere madre — e questo la rende potente.

Baba Yaga: la Guardiana della Foresta Oscura

Se la Befana è la nonna d’Italia, Baba Yaga è la sua sorella slava molto più inquietante.

Nelle fiabe russe e slave, Baba Yaga vive nel cuore della foresta in una capanna che cammina su zampe di gallina. La sua casa non ha porte: si gira su se stessa e devi pronunciare le parole giuste per farla fermare e accedere. La capanna stessa è una soglia, un enigma.

Baba Yaga ha denti di ferro, naso adunco, e vola in un mortaio pilotandolo con un pestello, spazzando via le sue tracce con una scopa. È selvaggia, imprevedibile, e profondamente legata alle forze primordiali della natura.

L’ambiguità di Baba Yaga

Ciò che rende Baba Yaga così affascinante è la sua ambivalenza radicale. In alcune fiabe aiuta l’eroina — le dà un cavallo magico, un filo d’oro, un consiglio prezioso. In altre cerca di divorarla, di cuocerla nel forno, di farla schiava.

Baba Yaga non è “buona” o “cattiva” in senso morale. È una forza della natura, come un fiume che può dissetarti o annegiarti. Risponde non alla moralità umana, ma a qualcosa di più antico: il rispetto, il coraggio, l’intelligenza.

La prova di Baba Yaga

Nel celebre racconto di Vasilisa la Bella, la giovane protagonista viene mandata dalla matrigna nella foresta a chiedere del fuoco a Baba Yaga. È una missione suicida, ma Vasilisa ha con sé una bambola magica donatale dalla madre morente (un altro archetipo: la madre come guida interiore).

Baba Yaga le assegna compiti impossibili: separare grani di papavero dalla terra, dividere semi buoni da semi marci. Vasilisa, con l’aiuto della bambola, riesce nell’impresa. Baba Yaga, riconoscendo la sua intelligenza e il suo coraggio, le dona il fuoco — ma un fuoco che poi distruggerà la matrigna e le sorellastre cattive.

La lezione?
Baba Yaga premia chi si presenta con umiltà, rispetto e ingegno. Punisce chi arriva con arroganza o superficialità. È una maestra severa, ma giusta secondo le sue regole.

L’Archetipo della Vecchia nella Psicologia Junghiana

Carl Gustav Jung, il grande psicologo e psichiatra svizzero, ha dedicato molto del suo lavoro allo studio degli archetipi: immagini primordiali che popolano l’inconscio collettivo dell’umanità.

Uno degli archetipi femminili più potenti è quello della Vecchia Saggia (in inglese Crone, termine che deriva dall’antica parola per “corona” e indica la donna anziana coronata di saggezza).


La Triplice Dea: Fanciulla, Madre, Vecchia

Nella tradizione pagana e in molte mitologie, la divinità femminile si manifesta in tre fasi:

  1. La Fanciulla (Maiden): giovinezza, potenzialità, innocenza, esplorazione
  2. La Madre (Mother): fertilità, nutrimento, creazione, abbondanza
  3. La Vecchia (Crone): saggezza, intuizione, trasformazione, morte-rinascita


Queste tre fasi non sono solo biologiche (anche se rispecchiano i cicli mestruali: menarca, maternità, menopausa). Sono fasi psicologiche che ogni donna — e in senso simbolico ogni essere umano — attraversa più volte nella vita.

La Vecchia rappresenta la fase in cui non sei più fertile fisicamente, ma diventi fertile interiormente. Non produci più vita biologica, ma produci saggezza, arte, insegnamento, visione.

Il potere della Vecchia

Nella società patriarcale, la donna anziana è spesso invisibilizzata o ridicolizzata. Una volta passata la fase riproduttiva, perde “valore” agli occhi di una cultura che mercifica il corpo femminile.

Ma l’archetipo della Vecchia ci ricorda un’altra verità: il potere della donna non finisce con la menopausa, si trasforma.

La Vecchia sa cose che la Fanciulla e la Madre non sanno ancora. Ha attraversato dolori, perdite, trasformazioni. Ha visto cicli completi. Sa che dopo l’inverno arriva la primavera, ma sa anche che ogni primavera è diversa dalla precedente.

È la guardiana dei misteri della morte e della rinascita — non come concetti astratti, ma come esperienze vissute nel corpo e nell’anima.

La Vecchia Saggia nel Viaggio dell’Eroina

Nel celebre schema del Viaggio dell’Eroe di Joseph Campbell, l’eroe maschile incontra spesso un mentore anziano: Merlino per Re Artù, Obi-Wan Kenobi per Luke Skywalker, Gandalf per Frodo.

Ma nel Viaggio dell’Eroina — teorizzato da autrici come Maureen Murdock e Valerie Estés — l’incontro con la Vecchia ha una qualità diversa, più profonda e ambigua.

L’incontro nel bosco

Nel viaggio dell’eroina, dopo aver lasciato la casa (separazione), dopo aver affrontato prove nel mondo esterno, arriva un momento cruciale: l’eroina si perde.

Non si perde fisicamente, ma psicologicamente. Ha dato troppo agli altri. Ha seguito le aspettative. Ha rinnegato parti di sé. È esausta.

Ed è proprio in questo momento — nel momento del buio, dello smarrimento, della crisi — che appare la Vecchia.

Può apparire come:

  • Una donna reale che ti dice qualcosa di inaspettato
  • Un sogno ricorrente con una figura femminile anziana
  • La tua stessa voce interiore, quella più profonda e antica
  • Un personaggio di una storia che ti colpisce al cuore
Le funzioni della Vecchia nel viaggio

1. Specchio del futuro
La Vecchia mostra all’eroina chi potrebbe diventare se continua su questa strada, o chi potrebbe diventare se cambia rotta. È uno specchio profetico.

2. Donatrice del talismano
Come nelle fiabe, la Vecchia può donare un oggetto magico (una chiave, un filo, uno specchio) che rappresenta un dono interiore: l’intuizione, il coraggio, la connessione con la propria verità.

3. Portatrice della prova
A volte la Vecchia non è gentile. Ti mette alla prova, ti costringe a guardare le tue paure, ti chiede di scegliere. È come Baba Yaga: o superi la prova, o resti bloccata.

4. Iniziatrice
In alcune tradizioni, la Vecchia è colei che inizia la giovane donna ai misteri femminili: il sangue, la sessualità, il potere, la morte. È un’iniziazione che la cultura moderna spesso non offre più.

Cosa Hanno in Comune Befana, Baba Yaga e l’Archetipo della Vecchia?

Ricapitoliamo: cosa unisce queste figure così diverse?

1. Vivono nelle soglie

Tutte queste figure abitano spazi liminali:

  • La Befana arriva nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, tra un anno e l’altro
  • Baba Yaga vive nel cuore della foresta, tra il mondo civilizzato e il mondo selvaggio
  • L’archetipo della Vecchia rappresenta la soglia tra vita e morte, tra conscio e inconscio

Le soglie sono luoghi di potere. Sono i momenti e i luoghi in cui le trasformazioni diventano possibili.

2. Mettono alla prova

Nessuna di loro ti dà nulla gratis. La Befana giudica il tuo comportamento. Baba Yaga ti assegna compiti impossibili. La Vecchia Saggia ti chiede coraggio, sincerità, rispetto.

Non puoi barare con loro. Sanno chi sei davvero, vedono oltre la maschera sociale. E se provi a ingannarle, ne pagherai le conseguenze.

3. Vanno oltre l’apparenza

Tutte e tre sono brutte secondo gli standard convenzionali di bellezza. Vecchie, rugose, a volte terrificanti.

Ma il loro potere non deriva dall’aspetto fisico. Deriva dalla conoscenza accumulata, dall’esperienza vissuta, dalla connessione con forze più grandi.

In una cultura ossessionata dalla giovinezza e dalla bellezza, queste figure ci ricordano che esiste un altro tipo di potere — quello che non sbiadisce con gli anni, ma si intensifica.

4. Sono guardiane della conoscenza

La Befana sa chi è stato buono e chi cattivo (discernimento morale).
Baba Yaga conosce i segreti della foresta e della magia (conoscenza naturale).
La Vecchia Saggia conosce i cicli della vita e della morte (saggezza esistenziale).

Tutte e tre sono custodi di una conoscenza che non si trova nei libri, ma si acquisisce attraverso l’esperienza diretta, il vissuto, il corpo.

Riappropriarsi dell’Archetipo della Vecchia: Perché È Importante Oggi

Viviamo in una cultura che glorifica la giovinezza e marginalizza l’età. Le donne, in particolare, subiscono una pressione enorme per “restare giovani”, come se invecchiare fosse un fallimento.

Ma l’archetipo della Vecchia ci offre una narrazione alternativa.

L’ageismo e la perdita di saggezza

Quando una società ignora le sue anziane, perde accesso a una risorsa preziosa: la memoria, la prospettiva, la saggezza che deriva dall’aver attraversato molti cicli di vita.

Le culture indigene e tradizionali onoravano le anziane come portatrici di conoscenza. Erano le levatrici, le guaritrici, le consigliere, le narratrici. Custodivano le storie, i rituali, le medicine.

La caccia alle streghe, in Europa, fu anche un genocidio delle donne sagge. Migliaia di donne — spesso anziane, spesso guaritrici — vennero bruciate come “streghe” perché detenevano un potere che la Chiesa e lo Stato patriarcale non riuscivano a controllare.

Onorare la Vecchia dentro di noi

Non devi aspettare di avere 70 anni per connetterti con l’archetipo della Vecchia. Puoi farlo a qualsiasi età, perché la Vecchia è una dimensione psichica, non solo biologica.

Come puoi onorare la Vecchia dentro di te?

  • Ascolta la tua intuizione più profonda, quella vocina che sa ma che spesso ignori
  • Crea uno spazio per la saggezza: tieni un diario, medita, rifletti sulle tue esperienze
  • Cerca mentori reali: cerca donne anziane nella tua vita e chiedi loro di condividere le loro storie
  • Studia i miti e le fiabe: leggi o rileggi le storie di Baba Yaga, delle fate anziane, delle dee vecchie. Nota cosa ti colpisce.
  • Rispetta i tuoi cicli: non forzarti a essere sempre produttiva, giovane, energica. Onora anche le fasi di riposo, introspezione, buio.

La Vecchia come Guida nel Tuo Viaggio Personale

Se stai attraversando un momento di crisi, di transizione, di smarrimento — forse è il momento di chiamare la Vecchia.

Non in senso letterale (anche se potresti davvero cercare una figura di mentore femminile “agè”, come me per esempio). Ma in senso simbolico: chiedi alla parte più saggia di te cosa sa che tu non stai vedendo.

Esercizio di visualizzazione: Incontrare la tua Vecchia Saggia

Se pratichi la visualizzazione guidata o la scrittura immaginale, prova questo:

  1. Chiudi gli occhi e immagina di camminare in un bosco
  2. È crepuscolo. Il sentiero si biforca.
  3. Non sai quale strada prendere. Ti siedi e aspetti.
  4. Dopo un po’, senti dei passi. Si avvicina una figura: è una donna anziana.
  5. Osservala: come è vestita? Che espressione ha? Cosa porta con sé?
  6. Le chiedi: “Quale strada devo prendere?”
  7. Ascolta cosa ti risponde. Potrebbe darti una risposta diretta, o un enigma, o un oggetto simbolico.
  8. Ringraziala e apri gli occhi.
  9. Scrivi subito l’esperienza.

Questo tipo di esercizio, ripetuto nel tempo, ti aiuta a stabilire un dialogo con la tua saggezza interiore — quella parte di te che sa, anche quando la mente razionale è confusa.

Conclusione: Vecchie Signore, Grandi Maestre

La Befana, Baba Yaga, l’Archetipo della Vecchia non sono solo personaggi delle fiabe o concetti astratti della psicologia.

Sono porte verso una dimensione di saggezza femminile che la nostra cultura ha cercato di sopprimere, ridicolizzare, dimenticare.

Ma le porte sono ancora lì. Le vecchie signore aspettano pazientemente — nella foresta, nella notte, dentro di noi — pronte a offrirci doni, prove, insegnamenti, se solo abbiamo il coraggio di avvicinarci.

Nel tuo viaggio dell’eroina — che è sempre anche un viaggio dentro e verso te stessa — l’incontro con la Vecchia è inevitabile. Puoi temerla, ignorarla, oppure puoi onorarla.

E forse, un giorno, diventerai tu stessa quella Vecchia Saggia per qualcun altro. Perché questo è il ciclo: riceviamo saggezza, la integriamo, la trasmettiamo.

E tu, quando hai incontrato l’ultima volta una Vecchia Saggia? Cosa ti ha insegnato?


Per Approfondire

Se questo articolo ti ha colpita e vuoi esplorare ulteriormente questi temi, ti consiglio:

Libri

  • “Donne che Corrono coi Lupi” di Clarissa Pinkola Estés (analisi junghiana delle fiabe con forte focus sull’archetipo della Vecchia)
  • “Il Viaggio dell’Eroina” di Maureen Murdock
  • “Baba Yaga: The Wild Witch of the East in Russian Fairy Tales” di Sibelan Forrester

Percorsi pratici

Se ti interessa esplorare questi archetipi attraverso la scrittura terapeutica, l’arterapia, il counseling archetipico-narrativo, offro percorsi individuali e di gruppo dove utilizziamo le fiabe e i miti come specchi del nostro viaggio interiore.

Hai domande o riflessioni da condividere? Lascia un commento qui sotto. 👇
Mi piacerebbe sapere quali vecchie signore hanno abitato le tue storie e la tua vita.

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Barbara Boretti

Dottoressa in Arti Visive, Artista, Arteterapeuta, Art Coach, Advanced Counselor cognitiva, olistica e simbolico-narrativa, AstroCoach, Educatrice Mindfulness e Mindful Art, Custode di Storie. Ideatrice del metodo Archetipiche Vie®

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